
In occasione della commemorazione del suo fondatore, Vincenzo Dona, l’Unione Nazionale Consumatori ha commissionato –con il contributo dell’Istituto per
Il 63% degli italiani non si sente sufficientemente tutelato nei suoi diritti di acquirente/utilizzatore di beni e servizi: in una scala da 1/minimo a 10/massimo il voto medio è pari a 4.5, con solo il 18% che dà voti da
I settori nei quali la difesa del consumatore è infima sono – nell’ordine delle indicazioni spontanee – quello dell’alimentazione/be-vande (58%), dell’energia (34%), della salute/sanità (25%), dell’abbi-gliamento (20%), dei prezzi/tariffe (13%), della telefonia/TLC (10%).
Sono numerose le iniziative considerate abbastanza o molto importanti per rendere i consumatori consapevoli dei loro diritti: progetti educativi dei giovani/per le scuole (91%), informazione alla tv (90%), incontri promossi dalle organizzazioni consumeristiche (88%), informazione sui giornali (88%), informazione alla radio (84%), campagne pubblicitarie di informazione (81%), Internet (siti, blog, forum: 72%).
La tutela dei consumatori (cioè la garanzia della qualità e della sicurezza dei prodotti e del rispetto delle leggi con assistenza a coloro che vogliono far valere le loro ragioni) vede - in ordine decrescente - sei soggetti dominanti: le forze dell’ordine (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, Polizia municipale: 66%); alcune trasmissioni tv (come ‘Mi manda Rai 3’: 56%); alcune categorie specializzate (medici, veterinari, nutrizionisti, commercialisti: 56%); alcune associazioni di consumatori (52%); l’Unione Europea (49%); alcuni giornalisti (Vianello, Lubrano, Angela: 46%); alcune organizzazioni ambientaliste (45%). Seguono le authorities (Autorità della concorrenza e del mercato, per la privacy, dell’energia, delle comunicazioni: 36%); alcuni sindacati (36%); la magistratura (35%); le Regioni e gli enti locali (32%); alcuni giornali specializzati (come ‘Il Salvagente’, ecc.: 29%); i mass media (29%); alcuni ministeri (Agricoltura, Industria, Sanità, ecc.: 27%); alcuni blog (come quello di Grillo ecc.: 24%); alcuni politici (22%); alcuni partiti politici (18%); il governo (17%).
Coloro che si ritengono tutelati dalle organizzazioni consumeristiche ritengono che le associazioni dei consumatori dovrebbero fare campagne per informare ed educare i cittadini sui loro diritti (92%), preparare e proporre leggi a tutela dei consumatori (87%), fornire assistenza ai singoli consumatori (anche con avvocati, commer-cialisti, ecc.) nelle vertenze e nelle cause relative (87%), realizzare test comparativi su beni e servizi per informare i consumatori sulle scelte migliori (85%), denunciare le imprese che attuano comportamenti scorretti o illegali (84%), essere frequentemente presenti in tv, alla radio, sui giornali (75%).
Il 79% degli italiani ultra14enni conosce l’esistenza di leggi a difesa dei consumatori (le eccezioni riguardano –al di sopra della media– i 15-34enni, le donne, la classe media e il sud). Il 63% di coloro che sanno che esistono norme a difesa dei consumatori le considera inefficaci (specie i maschi, i 15-34enni e i 55-64enni, i residenti al sud e nelle città maggiori, gli appartenenti ai gruppi sociali previlegiati o al ceto medio impiegatizio e autonomo, i laureati) e il 52% comunque scarse.
La valutazione della tutela dei consumatori oggi in Italia -tra le associazioni l’Unione Nazionale Consumatori gode di una notorietà totale del 71% del campione (pari a 35.5 milioni di adulti)- è negativa nell’8% dei casi; di debole favore con diverse critiche nel 27% dei casi; buona (39%) o eccezionalmente positiva (26%) in quasi due casi su tre (al di sopra della media i 15-64enni, gli uomini, i residenti al nord e nelle regioni ‘rosse’, i soggetti con titolo di studio superiore alla media, gli appartenenti ai ceti superiori o medi inclusi studenti e casalinghe, coloro che vivono con 0-14enni in famiglia, gli internauti).
Le riserve riguardano l’ancora debole diffusione (74%), la troppo frequente strumentalizzazione per motivi politici (58%), la dipendenza da interessi organizzati o addirittura la corruzione (46%), l’autoreferen-zialità (44%), il finanziamento da parte di alcune imprese contro altre (36%), l’inutilità (“è solo una moda”: 22%). Gli apprezzamenti riguardano la necessità del suo sviluppo per rendere l’Italia un paese più civile (77%) e per rafforzare la difesa della gente (75%), la forte crescita negli ultimi anni (60%), il coraggio nel resistere a tante imprese che vorrebbero avere le mani libere (62%) e a potentissime lobbies ostili (56%).
Il campione è stato intervistato sulla conoscenza della class action (ma prima del suo inserimento nella finanziaria approvata al Senato): la notorietà della futura possibilità di azione collettiva era propria a metà ottobre 2007 del 28% degli ultra14enni (al di sopra della media gli uomini, gli ultra44enni, i residenti nel nord-est e nelle regioni ‘rosse’ del centro oltre che nelle metropoli, i laureati, i ceti superiori e quello medio impiegatizio così come i pensionati e i capifamiglia). Nel caso di partecipazione con altri a un’azione collettiva volta a ottenere il risarcimento di un danno subito, il 50% si rivolgerebbe alle associazioni di tutela del consumatore, il 44% ad avvocati/studi legali, il 25% a sindacati, la stessa percentuale a comitati spontanei di cittadini, il 13% a Camere di commercio.
Infine sono state esplorate la conoscenza e la valutazione di una serie di recenti liberalizzazioni: una sola (la vendita dei farmaci da banco non solo in farmacia) è nota alla quasi totalità del campione (94%), mentre le altre cinque sono totalmente ignote al 23% (assicurazioni auto), al 31% (chiusura dei conti correnti bancari e passaggi di proprietà), al 32% (taxi e trasporti).
Nel merito, i conoscitori danno sempre un giudizio largamente positivo: nell’ordine, per i passaggi di proprietà (79%), la chiusura dei c.c. bancari (77%), i taxi (73%), le assicurazioni auto (72%), i trasporti (70%) e la vendita dei farmaci da banco non solo in farmacia (69%). Quanto al futuro, la nuova liberalizzazione indicata spontanea-mente come più importante e urgente è quella totale dei prezzi e delle tariffe (10%), seguita da quella dell’energia (7%) e da quella della vendita dei carburanti (4%).
Tratto da: Le scelte del Consumatore (SdC – dic. 2007)
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