E’ di grande attualità il tema del pregiudizio arrecato dalle immissioni sonore poiché, come la cronaca racconta quasi giornalmente, sono molti i locali pubblici nell’occhio del mirino dei cittadini che risiedono nelle loro vicinanze. Sempre più di frequente, infatti, si assiste ad una sorta di “tolleranza” nell’atteggiamento della pubblica amministrazione di fronte alle lamentele con le quali i cittadini invocano il rispetto di diritti costituzionali quali la salute, il riposo ed il godimento della proprietà. Tale tolleranza si caratterizza in reazioni spesso timide che, anziché fondarsi su poteri che spettano al Sindaco e che sono volti alla pronuncia di ordinanze contingibili ed urgenti che possono arginare nell’immediato il problema e stimolare adeguate soluzioni, sono frutto di un malinteso secondo il quale il diritto al divertimento, nella bilancia dei diritti in gioco, avrebbe addirittura la possibilità di prevalere sul diritto al riposo ed alla quiete dei cittadini, ma non è così. E’ evidente che le libertà di ciascuno, così come le manifestazioni dei propri diritti, trovano limite nel pari esercizio dei diritti altrui e, in caso di contrasto, il bilanciamento dei diritti in gioco va condotto leggendo la carta costituzionale che, sino a prova contraria, non subordina certo il diritto alla salute, al riposo, nonché alla proprietà, facendo prevalere il diritto al gioco ed al divertimento sfrenato. A dimostrazione della timidezza che, in alcuni casi, alcune amministrazioni dimostrano, vi sono, per converso, esempi di cristallina capacità d’intervento che sono stati elaborati sia dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Treviso, che da quella presso il Tribunale di Pordenone, le quali hanno sottoposto a sequestro penale preventivo alcuni locali della zona; tale intervento, peraltro legittimato in modo chiaro dall’art. 321 c.p.p., si è reso necessario proprio a fronte dell’abbandono che i cittadini hanno vissuto nel contrastare gli schiamazzi prodotti dalla gestione di alcuni locali. E’ evidente che il sequestro penale non può essere considerato il rimedio volto a dirimere simili controversie, semmai il segnale che chi ha i poteri per intervenire a tutela dei cittadini deve esercitarli prima che il caso degeneri ed imponga all’autorità di intervenire in modo così radicale. Ma veniamo al danno: le costanti immissioni sonore hanno infatti l’effetto di incidere sia sulla salute, determinando l’alterazione dell’equilibrio tra sonno e veglia, e dando quindi luogo al cosiddetto danno biologico, al quale va aggiunto il danno morale in presenza di condotte che sono certamente anche ipotesi di reato, che sulle facoltà aredittuale poiché l’essere costretti ad alterare la propria agenda quotidiana e quindi rinunciare all’esercizio delle facoltà di realizzazione della persona a causa degli schiamazzi altrui consente sicuramente cittadinanza al danno esistenziale. I casi esemplari, che sono balzati all’onore delle cronache, impongono di meditare seriamente sul problema, in modo da far sì che certa tipologia di locali non possa trovare accoglienza vicino alle abitazioni in modo da contemperare il desiderio di ricreazione dei giovani, per quanto spesso appaia sopra le righe, con il diritto dei cittadini di godere della propria abitazione senza essere danneggiati nella salute e nel lavoro allorché, dopo una notte insonne, debbano affrontare con difficoltà la ripresa della propria attività.