Raccolta di firma contro l'Antenna a Cappella Maggiore, chiesto aiuto a UNC
Cappella Maggiore
Sono per ora un centinaio, ma il numero è destinato ad aumentare, i cittadini firmatari di una petizione che si oppone alla prevista installazione di un'antenna di telefonia mobile nel capoluogo, in via Brescacin. In Comune è giunta la richiesta di porre, in un'area privata, un ripetitore, presumibilmente del gestore Omnitel. Prima che sia troppo tardi, la popolazione si è attivata appoggiandosi all'Unione Nazionale Consumatori e alla Co.Na.Cem. (Coordinamento Nazionale dei Comitati in difesa dei campi elettromagnetici) allo scopo di evitare che per fare gli interessi di un singolo, debba subirne le conseguenze un numero elevato di persone. È consistente infatti l'importo che la compagnia verserebbe, in questo caso ad un privato, per l'affitto dell'area in cui viene posta l'antenna.«Il problema - spiega l'avvocato Nicola Todeschini , legale fiduciario dell'Unione Nazionale Consumatori - è che, rispetto alla normativa precedente, il decreto Gasparri (n° 198 del 2002) ha apportato delle semplificazioni eccessive in merito ai meccanismi per l'autorizzazione dell'installazione delle antenne. Il rischio è che applicando in modo disinvolto il decreto si arrivi ad un'altra antenna selvaggia». Da qui l'indicazione al Comune che dia il permesso di collocare il ripetitore in una zona priva di densità abitativa e distante dai luoghi frequentati per più di quattro ore consecutive. Al sindaco, Giampiero Possamai, viene inoltre rivolto l'invito a "disapplicare la normativa e a concertare con la popolazione quale sia l'area maggiormente idonea". «Il decreto Gasparri - continua Todeschini - sarebbe da disapplicare in quanto in contrasto con i principi in materia di salute che trovano la loro fonte nel Trattato Cee e nell'Interpretazione della Corte di Giustizia. In secondo luogo tale decreto sarebbe incostituzionale per eccesso di delega».S ul tavolo del primo cittadino giungerà entro breve una richiesta precisa da parte di chi ha sottoscritto la petizione. «Non si tratta di fare lotte - conclude l'avvocato portavoce dei cittadini - ma di trovare un punto di incontro. Se sono infrastrutture strategiche si possono mettere in un luogo pubblico, magari espropriando un pezzo di bosco, e creando un'apposita zonizzazione delle aree idonee. Lo sforzo è quello di evitare ogni speculazione e fare in modo che il Comune comprenda la necessità di affrontare la questione. I cittadini vogliono che l'amministrazione stia con loro. Per questo chiediamo che si possa al più presto organizzare un incontro con il sindaco per riuscire a trovare una soluzione».
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